È ricercatrice, accademica e autrice di più di 80 pubblicazioni scientifiche. Ed è con lei che lanciamo “STEM voices”, una serie di video-interviste che vede come protagonisti alcuni leader del settore scientifico. Scopriamo insieme la professoressa Myriam Alcalay e il mondo delle Scienze Omiche.

Si può presentare brevemente?

Sono Myriam Alcalay e sono professore ordinario di Genetica Medica presso l’Università degli Studi di Milano. Dirigo un gruppo di Genomica Funzionale e coordino le unità tecnologiche presso il dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia.

Ha un PhD in Ematologia. Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi a questa branca della Medicina?

Durante tutti gli studi, la cosa che più mi interessava era il meccanismo che dava origine alle malattie. A lato della clinica, c’è sempre stato anche l’interesse alla parte di scienza, di ricerca che c’era dietro la Medicina. Poi, alla fine del corso di studi, ho fatto una tesi sulla genetica dei tumori, e lì mi sono definitivamente innamorata della ricerca scientifica.

Il numero di lauree STEM è aumentato significativamente nel corso del tempo. Se fosse una giovane studentessa oggi, sceglierebbe un percorso universitario diverso?

Quando ero studentessa, non c’erano tutte queste scelte. Ho fatto un percorso molto lineare per l’epoca, che però, difendo perché mi sono trovata molto bene nella vita rispetto alle scelte che ho fatto. Adesso ci sono dei percorsi di studi meravigliosi ed è possibile che, se fossi una ventenne oggi, avrei fatto scelte diverse. In generale mi piace pensare che avrei preso qualche specializzazione post laurea: difendo la mia laurea in Medicina, difendo gli studi che ho fatto ma magari avrei fatto uno di questi Master molto sfiziosi che ci sono adesso per i ragazzi.

In cosa consistono la Genomica e, più in generale, le Scienze Omiche?

La Genomica è lo studio dei genomi inteso come lo studio di tutto il contenuto genetico nella sua struttura, nelle sue funzioni, nella sua organizzazione, nell’interazione con le proteine del nucleo, e così via. È molto diverso dalla Genetica classica che studiava singoli geni per volta. La Genomica, quindi, studia in maniera sostanzialmente olistica il funzionamento del genoma all’interno delle cellule. Dalla decifrazione del genoma umano, sono nate poi tutte le altre Scienze Omiche, come la Proteomica, la Metabolomica e l’Epigenomica, che consistono nello studio globale di diverse funzioni all’interno della cellula.

Qual è la cosa che più la affascina delle Scienze Omiche?

Innanzitutto, la loro capacità di analizzare i fenomeni biologici in maniera totale e quantitativa. In pratica, riusciamo a studiare non la singola proteina o il singolo gene, ma tutte le proteine con tutti i geni di una cellula contemporaneamente. Questo, chiaramente, da una visione molto diversa di quello che sta succedendo all’interno di una cellula rispetto a studiare le singole unità: è come se fosse la differenza tra guardare singoli mattoni e vedere una casa finita. In secondo luogo, mi affascina anche il potenziale traslazionale di queste tecnologie, ovvero il potenziale che hanno nell’aiutare i clinici a prendere decisioni utili per il paziente.