Quando si è laureata in Ingegneria Meccanica nel 1982, la sua sezione contava solo 3 donne su 350 frequentanti. La scarsa presenza femminile in questo campo, tuttavia, non l’ha mai spaventata, tant’è vero che – una volta conclusa la laurea magistrale – ha deciso di proseguire i suoi studi con un dottorato in Bioingegneria. Ecco l’intervista a Maria Laura Costantino, Professoressa di Bioingegneria Industriale al Politecnico di Milano e Presidente della MEDTEC School, il corso di laurea in Medicina e Ingegneria Biomedica ideato da Humanitas University insieme al Politecnico di Milano.

Si può presentare brevemente?

Mi chiamo Maria Laura Costantino e sono un docente del Politecnico di Milano. Ho una laurea in Ingegneria Meccanica e un dottorato di ricerca in Bioingegneria. Ho svolto tutta la mia carriera all’interno del Politecnico di Milano, dove sono la responsabile del Laboratorio Artificial Organs. Qui mi occupo dello studio di sistemi di assistenza alla funzione d’organo e della progettazione di organi artificiali interni.

Chi o cosa ha influenzato la sua scelta di intraprendere un PhD in Bioingegneria?

È stato soprattutto influenzato dalle attività sperimentali che ho svolto durante la mia tesi di laurea. In quel periodo, ho progettato un ossigenatore per il sangue che è stato poi testato su animale per validarne la funzionalità. Quell’esperienza mi ha assolutamente entusiasmata e mi ha spinto a scegliere questo percorso universitario.

Al Politecnico di Milano insegna Bioingegneria Industriale, un ramo dell’ingegneria che combina due filoni: la Biomeccanica e l’Ingegneria dei biomateriali. Qual è la cosa che più la affascina di questa materia?

La possibilità e la capacità di progettare dispositivi che consentano la riabilitazione delle funzioni biologiche. L’altra cosa incredibilmente bella è la stretta interazione con il mondo clinico, volta all’individuazione, progettazione e test di tutti i moderni dispositivi.

Esiste la disparità di genere in ambito accademico?

L’università non ha di per sé questo tipo di strutturazione misogina, ma ci sono certamente delle attività che, per via dei tempi che richiedono, possono rendere un po’ più problematico lo sviluppo della carriera di una donna rispetto a quella di un uomo. I figli, soprattutto quando sono piccoli, per esempio, inducono delle limitazioni alle possibilità di movimento delle mamme. Personalmente, però, non ho mai trovato delle discriminazioni violente.

Ci parla della presenza femminile nel mondo dell’Ingegneria?

Quando mi sono laureata in Ingegneria Meccanica, eravamo 3 donne nella mia sezione su 350 frequentanti. Quando poi siamo passati a Ingegneria Biomedica, il numero di donne è diventato più elevato perché eravamo uniti con Ingegneria Elettronica che vedeva un’affluenza femminile maggiore. Certamente, ancora oggi, Ingegneria Meccanica è frequentata poco dalle donne. L’Ingegneria Biomedica, invece, è frequentata, a livello di Politecnico quanto meno, per il 60-65% da una popolazione femminile: questo perché si ritiene che l’Ingegneria Biomedica sia un Ingegneria un pochino più addomesticata, e quindi più adatta alle donne. Da antico ingegnere meccanico, mi permetto di dire che ogni donna che lo desideri può seguire dei corsi di Ingegneria di qualunque Ingegneria si tratti.