Con alle spalle più di 70 pubblicazioni scientifiche, è considerato uno dei massimi esperti internazionali nell’ambito delle patologie corneali e del fattore di crescita nervoso. Scopriamo insieme il percorso accademico e professionale dell’oftalmologo Flavio Mantelli, membro del nostro Comitato Scientifico e Chief Medical Officer di Dompé farmaceutici dal 2017.

Si può presentare brevemente?

Sono Flavio Mantelli e sono un medico chirurgo, specialista in Oftalmologia. Ho sempre avuto un grande interesse per la ricerca clinica e traslazionale. Infatti, ho completato il mio percorso di studi con un dottorato di ricerca in Medicina Rigenerativa con tesi sul fattore di crescita nervoso o NGF e, successivamente, con un post dottorato di ricerca in Glicobiologia della superficie oculare alla Harvard Medical School di Boston. Sono in Dompé farmaceutici dal 2013.

Perché ha scelto di specializzarsi in Oftalmologia?

Sono sempre stato molto interessato alle possibilità che offriva questa branca, soprattutto nell'ambito della ricerca: questa spaziava dalla ricerca di base a una ricerca traslazionale e tecnologica. In effetti, questa scelta poi si è rivelata quella giusta perché mi ha permesso di lavorare in contesti nazionali e internazionali. Infine, grazie alla mia specializzazione, sono approdato in un’azienda farmaceutica a sviluppare un farmaco innovativo proprio per l’Oftalmologia.

Qual è la principale differenza tra università italiane e americane?

La fondamentale differenza che ho potuto riscontrare è la diversità con cui si entra a contatto quotidianamente. Quando mi occupavo di ricerca negli Stati Uniti, parlavo con persone di nazionalità e background completamente diversi. Riuscire a collegare diverse specialità, non solo in ambito medico, permette veramente di fare la differenza.

È Chief Medical Officer di Dompé farmaceutici dal 2017. In cosa consiste il suo lavoro?

Mi occupo di ogni fase di sviluppo di un nuovo farmaco, dall’iniziale test sul volontario sano, all’approvazione da parte dell’autorità regolatoria del disegno, della gestione e dello sviluppo dei trial clinici. Mi occupo anche dei rapporti con i centri clinici in giro per il mondo che ci supportano nel portare avanti questa innovazione. La nostra ambizione è portare innovazione ai pazienti con nuovi farmaci che possano risolvere le loro necessità.

Quali sono le sfide principali del suo lavoro?

Le sfide sono molte, come anche le soddisfazioni. Non è banale sviluppare farmaci innovativi. Il tipo di ricerca che porta a questi risultati è molto complessa: è fatta di interazioni che vanno dalla preclinica alla clinica. Vi partecipano medici, investigatori e le autorità regolatorie, il cui obiettivo è creare dei percorsi di sviluppo che garantiscano, prima di tutto, la sicurezza dei pazienti, poi, ovviamente, l’efficacia dei farmaci che si vanno a testare. Queste svolgono il loro lavoro mettendo l’asticella sempre più in alto.

Quale consiglio darebbe a un giovane interessato al suo percorso professionale?

Fai quello che ti piace, qualsiasi cosa essa sia, ma falla con grande dedizione, attenzione e al meglio delle tue possibilità. Impegnati al massimo e le soddisfazioni arriveranno.